Associazioni sportive dilettantistiche escluse dalla riforma del Terzo settore

Non è per nulla facile la lettura e l’analisi dello Schema di decreto legislativo recante codice del Terzo settore (ancora in bozza) attuativo della legge delega di riforma del Terzo settore. In particolare, il decreto che, a breve, consentirà la nascita del Codice del Terzo settore è una vera e propria rivoluzione perché stravolge, aggiornandolo completamente, un assetto normativo ormai “fermo” da anni.

In estrema sintesi, il decreto istituisce i cosiddetti Enti di Terzo Settore, per brevità ETS. Saranno ETS soltanto quelli iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore. Il comma 1 dell’art. 4 del decreto stabilisce infatti che:

Sono enti del Terzo settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, ed ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore.

Senza entrare adesso nei dettagli, l’iscrizione nel suddetto registro comporterà una serie di vantaggi, ma anche nuovi obblighi.

Veniamo alle nostre associazioni sportive. Naturalmente, il decreto non poteva non considerare l’importanza delle attività sportive dilettantistiche e, infatti, nel lungo elenco di cui al comma 1 dell’art. 5 (attività di interesse generale), alla lettera t) ritroviamo anche l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche:

Gli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali incluse le cooperative sociali, esercitano in via esclusiva o principale una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si considerano di interesse generale, se svolte in conformità alle norme particolari che ne disciplinano l’esercizio, le attività aventi ad oggetto:

t) organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche;

Andiamo avanti nella lettura della bozza del decreto.

Il TITOLO V è intitolato come segue: DI PARTICOLARI CATEGORIE DI ENTI DEL TERZO SETTORE. Vediamo quali sono:

  • CAPO I – DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO;
  • CAPO II – DELLE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE;
  • CAPO III – DEGLI ENTI FILANTROPICI;
  • CAPO IV – DELLE IMPRESE SOCIALI;
  • CAPO V – DELLE RETI ASSOCIATIVE;
  • CAPO VI – DELLE SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO.

Nessun riferimento alle ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE!

Continuiamo lo studio del decreto.

Il TITOLO VI è intitolato: DEL REGISTRO UNICO NAZIONALE DEL TERZO SETTORE.

L’articolo 46 (Struttura del Registro), rispettando le categorie di enti previste nel TITOLO V, stabilisce che:
Il Registro unico nazionale del Terzo settore si compone delle seguenti sezioni:

a) Organizzazioni di volontariato;

b) Associazioni di promozione sociale;

c) Enti filantropici;

d) Imprese sociali, incluse le cooperative sociali;

e) Reti associative;

f) Società di mutuo soccorso;

g) Altri enti del Terzo settore.

Nessuna sezione specifica per le associazioni sportive. Forse, potrebbero trovare spazio nella sezione residuale di cui alla lettera g) “Altri enti del Terzo settore”.

La conferma dell’esclusione delle associazioni sportive dilettantistiche si ha nel TITOLO X riservato al REGIME FISCALE DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE.

Attenzione però! A ben vedere, non si tratta di una esplicita esclusione operata dal decreto. L’esclusione avverrà, intanto, quasi naturalmente, nel senso che, nell’immediato, sarà per nulla conveniente l’iscrizione nel registro unico degli ETS da parte di un’associazione sportiva dilettantistica (a maggior ragione se già anche riconosciuta dal CONI). E ciò anche in considerazione del fatto che il vigente quadro normativo e fiscale regolante le associazioni sportive dilettantistiche non dovrebbe essere né modificato, né abrogato dal decreto di attuazione della riforma del Terzo settore.

Ma perchè non dovrebbe convenire ad un’associazione sportiva dilettantistica l’iscrizione nel suddetto registro?

Per il semplice fatto che le quote aggiuntive (e cioè quelle richieste oltre la quota associativa) per la frequenza delle varie attività sportive non potrebbero più essere considerate “non commerciali”, ma “commerciali” e, dunque, tassabili. In pratica, non sarebbe più applicabile il comma 3 dell’art. 148 del T.U.I.R. che prevede, a favore delle associazioni sportive dilettantistiche, una deroga al generale principio di tassabilità dei corrispettivi specifici determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto.

La conferma si troverebbe nel comma 6 dell’articolo 79 (Disposizioni in materia di imposte sui redditi) contenuto nella bozza di decreto:

Si considera non commerciale l’attività svolta dalle associazioni del Terzo settore nei confronti dei propri associati, in conformità alle finalità istituzionali dell’ente. Non concorrono alla formazione del reddito delle associazioni del Terzo settore le somme versate dagli associati a titolo di quote o contributi associativi. Si considerano, tuttavia, attività di natura commerciale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli associati verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto. Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa o come redditi diversi a seconda che le relative operazioni abbiano carattere di abitualità o di occasionalità.

Come si vede, la norma non prevede, per gli ETS iscritti nel registro unico, la deroga di cui al comma 3 dell’art. 148 del T.U.I.R. che, comunque, rimarrà in vita e che, dunque, sarà ancora applicabile, ma soltanto ai sodalizi sportivi dilettantistici che non si iscriveranno nel suddetto registro.

Il fatto che il comma 3 dell’art. 148 del T.U.I.R. continuerà ad essere presente è poi confermato dall’articolo 89 (Coordinamento normativo) del decreto che apporterà ad esso soltanto una piccola modifica (in realtà assai rilevante se si pensa, ad esempio, alle tante associazioni culturali diffuse in tutto il territorio nazionale), escludendo dal beneficio fiscale ivi previsto le associazioni religiose, assistenziali, culturali, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona:

All’articolo 148, comma 3, del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 le parole “Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali” sono sostituite dalle seguenti: “Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, sportive dilettantistiche non si considerano commerciali”.

In conclusione, si può dire che l’esclusione dello sport dilettantistico dalla riforma del Terzo settore sembra essere una precisa scelta di carattere politico. Forse, essa è giustificata, da una parte, dal favor legis già da tempo riconosciuto allo sport dilettantistico e, dall’altra, dall’opportunità di non appesantire la gestione dei sodalizi sportivi dilettantistici con i nuovi adempimenti previsti dall’istituzione del registro unico degli ETS.

Naturalmente, stiamo parlando di un decreto ancora in bozza. Tutto potrebbe cambiare sino all’emanazione di quello definitivo.

Pubblicato da

Corrado Cometa

Mi piacciono le persone semplici e mi piace tornare a casa con l'autobus dopo una giornata di lavoro. Sono cresciuto in una famiglia dove ho imparato bellezza e sacrificio. La comunità mi ha educato a riconoscere il valore dell'altro. Da mia moglie imparo ogni giorno il sorriso. I miei figli sono il sole nei giorni di tempesta.

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