Associazioni sportive dilettantistiche escluse dalla riforma del Terzo settore?

Continua lo studio del Codice del Terzo Settore (CTS) e, come in un puzzle che si compone lentamente, i vari pezzi messi insieme cominciano finalmente a restituire il disegno di una riforma complessa e ancora incompiuta.

In un precedente articolo apparso di recente in questo blog, mi ero già soffermato sulla disciplina delle associazioni sportive dilettantistiche alla luce delle nuove norme (allora non ancora definitive) introdotte dal CTS.

In particolare, facevo notare che l’attività sportiva dilettantistica, pur essendo inserita tra le attività di interesse generale (articolo 5), non trovava, tuttavia, corrispondenza in una specifica regolamentazione dei sodalizi sportivi. Tra le particolari categorie di Enti del Terzo Settore disciplinate dal Titolo V del CTS, infatti, ritroviamo i seguenti Enti:

  1. organizzazioni di volontariato;
  2. associazioni di promozione sociale;
  3. enti filantropici;
  4. imprese sociali;
  5. reti associative;
  6. società di mutuo soccorso.

Come si vede, non sono presenti le associazioni sportive dilettantistiche. Dunque, lo sport è rimasto fuori dalla riforma?

Non è esattamente così! Analizziamo più da vicino le sei categorie proposte dal CTS. Ci accorgiamo che la tipica attività delle associazioni sportive dilettantistiche può essere svolta dalle Associazioni di Promozione Sociale (APS). Il comma 1 dell’articolo 35 così dispone:

“Le associazioni di promozione sociale sono enti del Terzo settore costituiti in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, da un numero non inferiore a sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale per lo svolgimento in favore dei propri associati, di loro familiari o di terzi di una o più attività di cui all’articolo 5, avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri associati.”

Ecco, dunque, i nostri sodalizi sportivi ricompresi nella nozione di APS! Senza farla troppo lunga, ciò significa che un’associazione sportiva dilettantistica potrà diventare un ETS (Ente del Terzo Settore) avendo i requisiti previsti per le associazioni di promozione sociale.

Converrà seguire questo percorso? Tralasciando per il momento la problematica relativa all’eventuale adeguamento dello statuto sociale, passiamo agli aspetti fiscali.

Nel mio precedente articolo, mi soffermavo sull’importantissimo tema dei corrispettivi specifici. La possibilità della loro detassazione è uno degli elementi cruciali che condurrà gli amministratori di un ente sportivo dilettantistico a decidere se “entrare” nella riforma oppure rimanerne fuori, continuando ad applicare il comma 3 dell’articolo 148 del T.U.I.R. (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) non abrogato dalle nuove norme.

La detassazione dei corrispettivi è prevista anche nel caso delle APS regolate dal CTS. Esso, con una dinamica simile a quella del T.U.I.R., ha sancito il generale principio di tassazione dei cosiddetti corrispettivi specifici. Ha poi previsto una deroga al suddetto principio per le APS al comma 1 dell’articolo 85:

“Non si considerano commerciali le attività svolte dalle associazioni di promozione sociale in diretta attuazione degli scopi istituzionali effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei propri associati e dei familiari conviventi degli stessi, ovvero degli associati di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, nonché nei confronti di enti composti in misura non inferiore al settanta percento da enti del Terzo settore ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera m).”

Chi è solito frequentare la normativa degli enti associativi, noterà subito che, rispetto al comma 3 dell’art. 148 del T.U.I.R., il comma 1 dell’art. 85 del CTS non menziona più, accanto agli associati, le indecifrabili categorie degli “iscritti” e dei “partecipanti”. E non fa neppure cenno ai cosiddetti “tesserati”, il che imporrebbe un cambio di rotta gestionale a quei sodalizi sportivi che volessero diventare ETS/APS e che, sino ad ora, avessero usufruito della detassazione dei corrispettivi specifici utilizzando il sistema del semplice “tesseramento” al posto di quello del “rapporto associativo”.

Ma c’è un altro elemento molto importante che dovrà essere preso in considerazione nella decisione riguardante l’inserimento tra gli ETS. Esso è rappresentato dal combinato disposto degli articoli 16 e 36:

ARTICOLO 16

“I lavoratori degli enti del Terzo settore hanno diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello previsto dai contratti collettivi di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81. In ogni caso, in ciascun ente del Terzo settore, la differenza retributiva tra lavoratori dipendenti non può essere superiore al rapporto uno a otto, da calcolarsi sulla base della retribuzione annua lorda. Gli enti del Terzo settore danno conto del rispetto di tale parametro nel proprio bilancio sociale o, in mancanza, nella relazione di cui all’articolo 13, comma 1.”

ARTICOLO 36

“Le associazioni di promozione sociale possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura, anche dei propri associati, fatto comunque salvo quanto disposto dall’articolo 17, comma 5, solo quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento dell’attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità. In ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al cinquanta per cento del numero dei volontari o al cinque per cento del numero degli associati.”

Come dovranno coordinarsi le due suddette norme? Le APS che svolgono attività sportiva dilettantistica potranno continuare ad instaurare rapporti di collaborazione sportiva e di carattere amministrativo-gestionale come fatto sino ad ora?

In realtà, non ci sono ancora delle risposte. Si attendono i numerosi regolamenti attuativi che dovranno mettere in moto la macchina.

Nel frattempo, non rimane che continuare a gestire le associazioni sportive dilettantistiche, anche quelle più piccole, con il massimo di professionalità e trasparenza e nel pieno rispetto della vigente normativa. Solo così facendo, tra qualche mese (o qualche anno!) si potrà essere in grado di decidere con maggiore consapevolezza, anche alla luce dei provvedimenti futuri, se diventare ETS oppure no.

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Autore: Corrado Cometa

Mi piacciono le persone semplici e mi piace tornare a casa con l'autobus dopo una giornata di lavoro. Sono cresciuto in una famiglia dove ho imparato bellezza e sacrificio. La comunità mi ha educato a riconoscere il valore dell'altro. Da mia moglie imparo ogni giorno il sorriso. I miei figli sono il sole nei giorni di tempesta.

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