Associazioni culturali: si salvi chi può! Presidenti senza pace e vittime di un legislatore schizofrenico

I poveri presidenti delle associazioni culturali non sanno più che cosa fare. Spesso inconsapevoli di tutte le conseguenze e responsabilità cui vanno incontro, essi sono ormai vittime di un legislatore che appare senza storia, privo di metodo e incapace di programmazione.

In particolare, mi riferisco ad un aspetto molto importante che riguarda la disciplina fiscale di questi enti e cioè la detassazione dei corrispettivi specifici versati dai soci a fronte di attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali. Si tratta notoriamente di un’agevolazione molto importante che consente alle associazioni una semplificazione della gestione.

Tutto questo è disciplinato dal comma 3 dell’articolo 148 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) che rappresenta una sorta di faro per i consulenti che si occupano di enti non profit.

Ebbene, negli ultimi due anni, su questo comma c’è stata marcia indietro per ben due volte! Le vittime: naturalmente le associazioni culturali!

Mi spiego meglio.

La prima modifica, risalente al 2017 ed operata dal D. Lgs. n. 117 (Codice del Terzo Settore), ha espunto l’aggettivo “culturale” dal comma 3 del nostro amato articolo 148. Con questa mossa, il legislatore ha inteso, diciamo così, “spostare” la gestione delle associazioni culturali nell’alveo del neonato Codice del Terzo Settore, in particolare attraverso l’utilizzazione dello strumento dell’associazione di promozione sociale il cui regime fiscale prevede la detassazione dei corrispettivi specifici. In sintesi: nel 2017, dopo l’entrata in vigore del Codice del Terzo Settore, il nostro povero presidente di associazione culturale, per continuare a godere delle solite agevolazioni fiscali, si è trovato costretto ad informarsi sulle modifiche statutarie necessarie per diventare ETS e cioè Ente del Terzo Settore.

La seconda modifica è più recente e risale al cosiddetto “decreto crescita” dello scorso aprile (poi convertito in legge) che ha “restituito” l’aggettivo “culturale” al comma 3 dell’articolo 148. Nel frattempo, il nostro presidente ha pagato un professionista per variare lo statuto, modifiche che ha dovuto pure registrare presso l’Agenzia delle Entrate, pagando ulteriori somme di denaro. Chissà se il professionista ha avvisato il presidente su questa ulteriore novità. Forse non ha avuto il coraggio di dirglielo! Il presidente potrà continuare a gestire la sua associazione senza necessità di diventare ETS (in particolare APS e cioè associazione di promozione sociale) e migrare nel RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Come dovrà comportarsi adesso con lo Statuto? Dovrà di nuovo modificarlo per tornare indietro? Dovrà nuovamente pagare un professionista per farsi aiutare?

Una cosa è sicura, il presidente dell’associazione, in preda ad una crisi di nervi, valuterà la possibilità di dimettersi, lasciando ad altri il compito di guidare l’ente.

Cambiare tutto per non cambiare niente. Il Gattopardo ha colpito ancora una volta!

Pubblicato da

Corrado Cometa

Mi piacciono le persone semplici e mi piace tornare a casa con l'autobus dopo una giornata di lavoro. Sono cresciuto in una famiglia dove ho imparato bellezza e sacrificio. La comunità mi ha educato a riconoscere il valore dell'altro. Da mia moglie imparo ogni giorno il sorriso. I miei figli sono il sole nei giorni di tempesta.

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